Nel 1860 Brancaleone Marina aveva solo grandi campagne e qualche piccola casa ed era frazione del Comune di Brancaleone Superiore.

Fu la costruzione della ferrovia che cominciò ad attirare molte famiglie, provenienti dall’entroterra e da alcune zone del Meridione d’Italia.

Fu anche il forte e duraturo legame nel tempo fra Brancaleone Superiore e Brancaleone Marina ad indirizzare e suggellare il futuro. Furono due mondi completamente diversi, legati a valori nascenti l’uno e a principi morenti l’altro, a creare situazioni nuove, valutabili in base alla crescita morale e civile della società. La grande madre stava e sta su una collina a 315 metri sul livello del mare, da dove si ammira un paesaggio fantastico e straordinario, ed oggi sembra quasi raccolta nel suo lontano passato.

I suoi alberi sono pieni di uccelli, come disse con rimpianto il maestro Calì, guardando la valle che si stendeva dinanzi ai suoi occhi. Aveva capito quel brillante maestro che non vi erano altre soluzioni ed allora, rivolgendosi ad un amico che gli stava accanto, disse: “Brancaleone Superiore, come ti rimpiango, presto diverrai un nido di uccelli!”.

Questo romantico paesino affondava le sue forti radici nel V o nel VI secolo d.C. , quando monaci Basiliani provenienti delle regioni dell’Anatolia (Asia minore) che cercavano, forse, un luogo sicuro ove stare e conservare la ricchezza spirituale  calabrese, decisero di stabilirsi in piccole grotte e sulla collina, ove fu costruita una piccola Chiesa-Grotta ad opera di religiosi provenienti dall’ antica Armenia.

Lo storico Sebastiano Stranges, in un convegno ha parlato di origini Armene e Greche del paese. Fu feudo dei Ruffo, Ajerbo D’Aragona, degli Spinelli di Scalea, Cristoforo La Rocca, Stajti Spatafora e i Carafa.

Con l’Unità d’Italia aveva conosciuto momenti tristi, gioiosi, rasserenanti, profondamente umani e per lungo tempo era stata la culla del Socialismo, il centro più forte e robusto di un sogno negli aloni dell’uguaglianza, nella fede dei più profondi ideali. Ma alla fine del XIX Secolo si inginocchiò dinanzi al sorgere di un nuovo corso e accettò la svolta di quegli anni. Tutto cominciò con un grosso temporale che aveva messo in grave difficoltà i nostri pescatori e quella notte, il Brigadiere Lanfrancone e l’ Appuntato De Vivo salvarono nella zona chiamata Bilancella, sette di essi e furono elogiati dal Consiglio Comunale in una famosa delibera. Era il 1900 e da poco erano stati ultimati i lavori del nuovo Palazzo Comunale. A Palizzi nel 1909 fu sacrificato un Sindaco, Nicola Alberti, pur di impedire la nascita della Marina e l’antica madre non volle accettare quella maturazione dei nuovi tempi. Brancaleone Superiore disse alla figlia “Vai a valle e cresci nella felicità”.

Erano i giorni in cui l’Italia cominciava a cogliere a piene mani i frutti di Giolitti, di Zanardelli e Turati aveva già fondato nel 1892 il PSI con l’appoggio del mondo contadino Emiliano-Romagnolo e della razionalità tipicamente lombarda. Qui a Brancaleone stava nascendo il Socialismo calabrese, fatto di temperamento, di carattere, ma anche di una fortissima base.

 

LA NASCITA DI BRANCALEONE MARINA

Brancaleone Marina venne alla luce in seguito ad un grande sogno di tre Comuni della zona: Brancaleone Superiore, Bruzzano e Staiti che volevano ricostruire la città di Sperlinga, sulle ceneri dell’antica Sperlinga e si misero d’accordo sulla costruzione di un nuovo Comune sulla Costa.

Questo sogno non nacque naturalmente all’improvviso, ma trovò un suo concreto sviluppo con la nascita della ferrovia dal 1866 e con il potenziamento progressivo della flotta marinara.

Erano i nostri pescatori che lentamente ci faranno comprendere il valore del mare, d’inverno spesso in tempesta e d’estate dolce, trasparente, invitante. Dal suo orizzonte si elevava e si eleva ogni mattina il sole marciante verso il cielo.

Tutto si giocò attorno al trasferimento del Palazzo Comunale da Brancaleone Superiore alla Marina che si effettuò fra il 1899 e il 1900.

Il nuovo Palazzo sorse nel cuore della Marina, ove in due anni si installarono nuove illuminazioni ad olio, accese dalle 19.00 alle 22.00 nel periodo estivo e dalle 17.00 alle 20.00 nel periodo invernale.

Alla fine del XIX Secolo, la Marina già era un piccolo centro destinato a grandi mete, quando nel 1901 Zanardelli e Giolitti cominciarono a cambiare il volto dell’Italia, i Meridionali vivevano nella miseria più languida.

L’analfabetismo toccava percentuali altissime(90%). Lo sfruttamento era molto sviluppato ed attorno ai latifondisti navigavano predatori privi di ogni scrupolo. Il lavoro era reperibile, ma fruttava poche lire e sottoponeva ad uno sforzo sovraumano.

Il Ciccotti, noto Meridionalista, aveva scritto: “…Non vi è progresso possibile nel campo politico, nel campo economico e nel campo morale, altro che suscitando una coscienza nella grande massa popolare, elevandone le attitudini, sviluppandone la cultura, tutte cose inevitabilmente connesse. Finchè la massa popolare sarà in uno stato che, senza esagerazione, si può dire di abbrutimento, sarà qui interdetto anche ogni sviluppo di industria, ogni progresso di agricoltura…”.

La “Questione meridionale”, insomma, tendeva a porsi all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale ed era messa al centro degli studi di scrittori e moralisti come Pasquale Villari, Giustino Fortunato, Franchetti e Sonnino, lo stesso Ciccotti, Salvemini e più in là nel tempo Gramsci. Erano venute fuori due industrie invidiabili: quella del carbone, di proprietà dei Fava, originari di Santo Stefano, dei Giardi di Siena e poi la fabbrica di pipe di erica di proprietà dei Carabetta e della ditta Vasfas di Siena.

Fu strano questo misto connubio fra il nostro paese e la città toscana, ma allora i Senesi avevano mire espansionistiche commerciali nel Sud Italia e non si facevano sfuggire alcuna occasione.

 

I PRIMI SINDACI DI BRANCALEONE 

Contemporaneamente le attività commerciali crescevano rapidamente per la presenza di nuovi gruppi familiari, provenienti da Amalfi come gli Apicella e i Proto. Venne a costituirsi così una nuova borghesia, quella commerciale che contribuirà al crescente progresso del nostro paese.  Attorno a questi gruppi sociali trovò un proprio spazio una Classe politica molto recettiva alle nuove idee e, dunque, fu facile giungere ad una saldatura, capace di creare nuove situazioni, sempre più promettenti per il futuro.

Il primo Sindaco della Marina fu il Cavaliere Gerardo Marciano, nominato su proposta del Sottoprefetto di Gerace e del Prefetto di Reggio Calabria, dal Re. Attorno a lui si aggregarono uomini di una certa rilevanza locale. Appartenevano tutti alla cosiddetta borghesia fondiaria o agraria e a quella commerciale, anche perchè le leggi di quel tempo non consentivano a tutti di votare.

Erano escluse le donne, quelli che stavano al di sotto di un determinato guadagno. In poche parole potevano votare solo i ricchi. Ragion per cui a Brancaleone fino al 1913, votavano non più di 300 persone.

L’analfabetismo era molto elevato. Cominciò a muoversi nel paese un folto gruppo di Socialisti che non condividevano quella situazione e nel 1904 contribuirono all’elezione dell’On. Bruno Larizza che sarà importante nel conseguimento di ambiziose mete come il trasferimento della Pretura da Staiti a Brancaleone e nella creazione della Banca popolare del paese. Nel 1911 Brancaleone si presentava all’avanguardia e con obiettivi ambiziosi. Molto preoccupante era comunque la situazione igienica sanitaria. Vi erano frequenti casi di TBC e di malaria, nel 1910 vi furono anche alcuni casi di colera. Così nel 1907 il Comune affidò ai due medici condotti De Angelis e Misitano un dispensario per concretizzare la lotta alla malaria.

In alcune abitazioni furono applicate le zanzariere. Fu distribuito il chinino e i casi si attenuarono.

Eppure nel 1907 il paese era stato colpito e danneggiato da un terribile terremoto che rase al suolo il vicino paese di Ferruzzano. Molti si trasferirono ai piedi della collina e venne alla luce la zona baracche, in seguito chiamata Razza’. Fatiscenti e sporche erano le scuole, ove ancora le maestre erano dipendenti comunali che guadagnavano poco ed erano costrette/i ad una vita sacrificata. Pochissimi erano gli studenti e in larghissima parte gli abitanti appartenevano alla classe Contadina. Solo il 7% rientrava nella Borghesia.

Il paese era stato colpito da quattro violenti terremoti (1894, 1905, 1907 e 1908), per non parlare di quello del 1783 che addirittura cambiò il corso dei torrenti e l’orografia in genere de territorio Brancaleonese.

Il Comune aveva reagito con il regolamento edilizio del 1908 dell’ingegnere De Nava. In poco tempo, Brancaleone si poneva al centro del Comprensorio e dava inizio al traghettamento verso una nuova frontiera. Nel 1914 il Sindaco Cavaliere Gerardo Marciano, discendente da una famiglia che era giunta da Campo Calabro verso il 1850, si ritirò nel suo paese d’origine e lasciò il posto a Michele Musitano, ex Tesoriere del Comune ed abile timoniere fino al 1918. Seguì, poi, un Commissario e nel 1920 fu eletta la prima Amministrazione Socialista e il dottore De Angelis con oltre 1.200 voti entrò a far parte del Consiglio Provinciale. Questo Consiglio Comunale fu di rottura con i precedenti e l’Avvocato Pietro Leggio, primo Sindaco Socialista, fu il portavoce di una Sinistra battagliera che invocò ad altissima voce una nuova stazione ferroviaria che fu inaugurata alla fine del 1920 che non fu quella che noi oggi conosciamo, ultimata nel 1936, ma una stanzetta accanto al punto ove oggi sorge il palazzo Leggio. Poi difese con straordinaria tenacia la Classe Contadina, dettando condizioni ed imponendo scelte di vita ai latifondisti e ai medi proprietari, dando indirizzi di uguaglianza e libertà.

Ciò turbò profondamente la Classe Borghese, quella reazionaria e conservatrice che immediatamente corse ai ripari e spinse il Prefetto a sciogliere il Consiglio Comunale nel 1922.

 

IL PRIMO DOPOGUERRA E IL FASCISMO

Le nuove elezioni si svolsero nel 1923 e fu eletto Sindaco l’Avvocato Bruno Romano, che nel 1926 fu nominato Podestà. Dal 1926 al 1943 si visse sotto il Fascismo che non si manifestò in modo violento ed aggressivo come nel resto d’Italia. Certo vi furono casi antidemocratici, come ad esempio gli arresti per qualche giorno di De Angelis e degli antifascisti o il licenziamento dai posti di lavoro. Ma esso non fu molto duro e repressivo come nel resto d’ Italia. Il Podestà Bruno Romano si impegnò nella lotta alla tubercolosi, alla malaria, nella costruzione di una nuova scuola, nelle bonifiche del Pantano Grande e del Pantano Piccolo.

 

Nel 1931 ebbe inizio a livello sperimentale la coltivazione del gelsomino. Qui furono mandati in confino lo scrittore Cesare Pavese, il prof. Chirico, il fratello del Capitano dell’Andrea Doria Calamai, Giorgi e tanti altri antifascisti. Ma la loro permanenza a Brancaleone non fu spietata.

Nel 1940 il Podestà Bruno Romano si ritirò dalla vita politica e fu sostituito da Bruno Condemi, seguito da due Commissari, nominati dagli Antifascisti e cioè Talia e Palermiti.

SECONDO DOPOGUERRA E LA PRIMA REPUBBLICA.

Alla fine della guerra si svolsero le elezioni Comunali. La Sinistra era ancora molto forte ed impose il nuovo Sindaco Giuseppe Palermiti. Venne ristrutturato il Palazzo Municipale e si procedette alla risistemazione di qualche strada. Nel 1950 l’Amministrazione Palermiti concluse il suo mandato. Dopo un anno di Commissariato Prefettizio di Luigi Romano, nel 1952 fu eletto il terzo Sindaco Socialista e il sesto Sindaco di Brancaleone Marina, primo Sindaco espresso da una Frazione, Galati, dottore Giorgio Retez. Durante questa Amministrazione fu installata la prima illuminazione pubblica Enel, governata dalla corrente elettrica, nel 1954. Si arrivò a questo dopo alcuni anni di sperimentazione con un generatore, collocato in una zona di Brancaleone Nord.

Il primo contratto con l’Enel del Comune risale al 1955, perchè l’illuminazione cominciò a funzionare quell’anno. Retez, con l’aiuto dell’ingegnere Talia, potenziò l’acquedotto, aprendo due prese d’acqua e congiungendo l’acquedotto di Brancaleone Marina a quello di Galati.

Un’altra lotta che caratterizzò questa Amministrazione fu quella della viabilità. Allora tutte le strade erano su terra battuta e la SS 106 saliva verso Bruzzano e Ferruzzano per rientrare sulla litoranea all’altezza di quest’ultimo paese. Proprio in questo periodo vennero cominciati ed ultimati i lavori per il prolungamento della statale a spese dello Stato. Nel 1953 piovve per un’intera settimana e alla fine il paese subì moltissimi danni e parecchi furono costretti ad evacuare da Brancaleone Superiore, a causa dei gravi danni inferti alle case.

Fu un’alluvione vero e proprio, in seguito ad esso, con la costruzione delle case popolari, venne alla luce Paese Nuovo o Brancaleone Nuovo, come inizialmente venne chiamato dagli abitanti.

Nel 1952, per la prima volta Brancaleone elesse in Consiglio Provinciale tre propri Rappresentanti: il Notaio Cannizzaro per il PRI, Moretti per la DC e Luce De Angelis per il PSI. Nel 1956, alla fine del suo mandato, il medico Retez si ritirò dalla vita politica per motivi di salute e fu eletto il dottore Luca Violi, ottavo Sindaco del paese e primo Democristiano, che, assieme ad un gruppo di professori Pilato, Bonfà e Villivà, riuscì a portare la Scuola Media a Brancaleone nel 1960.

Durante la sua Amministrazione vennero pure assegnate le casette popolari. Intanto scorrevano gli Anni Cinquanta e Sessanta con lo sviluppo dell’azienda dei gelsomini, attorno a cui ruotavano altre piccole ditte del bergamotto.

 

LA GRANDE EPOCA DEL GELSOMINO;

La vita della gelsominaia era sacrificatissima. Per raggiungere un chilo fiore doveva raccogliere almeno 10.000 fiorellini e per poter produrre almeno un chilo di concreta occorrevano 333 chili di gelsomino fiore. Ogni notte l’azienda produceva almeno dieci chili di concreta, corrispondenti ad un incasso per Cundari di dodici milioni contro i ventiquattro milioni di Correale che la rivendeva a due milioni al chilo ai Francesi. Ogni gelsominaia raccoglieva da quattro a sei chili. Presso l’ Azienda lavoravano fino a quattromila gelsominaie.

Le lotte sindacali furono molto accese, prima per l’uso degli stivali che impedivano ai piedi il contatto con la terra e quindi il sorgere dell’anchilostomiasi, malattia molto comune e diffusa fra le gelsominaie, poi per la bilancia. Sul peso si usava ancora la pietra e solo negli Anni Sessanta fu introdotta quella a sfera.

Negli Anni Cinquanta e Sessanta s’imposero all’attenzione dell’opinione pubblica il poeta Giuseppe Garlaschi e lo scrittore Lorenzo Pettè. Il primo scrisse diversi libri di poesie e il secondo, invece, il romanzo: “Il ponte sullo stretto”.  Fu in questo periodo che vennero alla luce i primi complessi musicali, creati da giovani disinvolti e decisi, come i Pianeti che fecero sognare la Terza Generazione del XX Secolo. Molta cura fu rivolta anche al Teatro con il signor Ermanno Barbieri che diede vita alla Filodrammatica.

Vi fu in quegli anni un risveglio culturale di notevole livello.

Nel 1960, concluso il mandato del dottore Violi, fu eletto Sindaco il signor Bruno Davide Carabetta, secondo Democristiano e settimo di Brancaleone Marina. La sua Amministrazione fu caratterizzata dall’avvio della Scuola Media Statale che aveva trovato una sede stabile nella villa dei Carafa, Prncipi di Roccella e Duchi di Bruzzano.

Nel 1964 fu eletto l’ottavo Sindaco (quarto) Socialista, il veterinario Michele Musitano.

Tutto il resto è storia recente, che si mescola in una grande ascesa demografica e culturale del nostro paese…

 

Questo testo è stato gentilmente concesso da Giuseppe Fava (Giornalista, scrittore, poeta e filantropo dei nostri tempi.

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